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Theo Eshetu

Sito: https://www.theoeshetu.com/​

Theo Eshetu è nato a Londra il 29 Aprile,1958 da madre olandese e padre etiope,. Nel 1981 si laurea in Comunicazioni Visive al North East London Polytechnic e dal 1982 vive e lavora a Roma. Nel 1986 forma la "White Light" con la quale produce lavori che hanno ottenuto numerosi premi e riconoscimenti in numerosi festival in giro per il mondo. Nel suo lavoro si incontrano l'esperienza del video-artista - che si muove nell'ambiente dei musei e delle gallerie d’arte - e la produzione di documentari per la televisione, creando uno stile visivo particolare e unico. Nel suo lavoro manipola il linguaggio televisivo come forma di espressione artistica e unisce una ricerca formale sui nuovi linguaggi del cinema elettronico. I temi e gli argomenti sono tratti dall'antropologia e dalla semiotica per creare un commento personale sulla natura espressiva del video e sull’impatto che ha avuto e ha nella cultura contemporanea. Distinguendosi come uno dei maggiori autori di video in Italia, ha presentato i suoi lavori al Lincoln center di New York, al Brooklyn Museum of Art, al Hayward Gallery di Londra e al Baltimore Museum of Art .
Attualmente ha prensentato lavori al Smithsonian Institue of African Art oltre ad aver partecipato alla mostra Snap Judgements curata da Okwui Enwesor e presentato nel corso di tre anni in numerose musei internazionali
Oltre ai premi ricevuti per Questa è Vita (1986), The Other World (1987), Natività (1989), bisogna segnalare: Il Sangue non è Acqua Fresca (del 1997, premiato al Locarno Video Art Festival e al Festival di Cinema Africano di Milano), Travelling Light (1992, ritratto di Lindsay Kemp che ha vinto il primo premio al Berlin video Festival e un premio speciale al Festival dei Due Mondi di Spoleto), Ways to a Void (2000, personale visione di un viaggio in Himalaya), Brave new world (1999, video installazione che fa parte della collezione del Museo d'Arte Moderna di Roma), Dialogue with Ives Klein (2001, primo premio all'Asolo Art Film Festival), The Art Show (2002, selezionato per il Prix Italia), Africanized (2002, premiato al Festival del Cinema di Venezia).







 

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"Roma", 2010, 55'


Nella sua autobiografia C.G. Jung racconta che non ha mai voluto visitare Roma per il timore dell’effetto che la città avrebbe potuto avere sulla sua coscienza. Cos’è che lo spaventava cosi tanto? Non si può affermare nulla su Roma, senza che l’opposto non sia altrettanto valido. E’ la coesistenza di tendenze contraddittorie che maggiormente definiscono il carattere inafferrabile della città.
Roma si può comprendere solo attraverso l’occhio dell’immaginazione. Il film e un percorso non-narrativo dello sguardo meravigliato dello straniero. sguardo, dell’outsider accecato dalla luce. La colonna sonora, composta a Alvin Curran utilizzando molteplici registrazioni raccolte in giro per le strade romane, accompagna questa esperienza visiva riportandoci alla dimensione più verace di Roma. Una visione della città in cui dialogano il sacro con il profano. Il volgare e il poetico, l’eterno e l’effimero per mostrarci una città piena di fantasmi e memorie inafferrabili.

 

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